logo MyPortal
Inizio pagina Salta ai contenuti

Comune di Belluno

Provincia di Belluno - Regione del Veneto


Contenuto

Calendario

Calendario eventi
« Marzo  2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
             

Comunicato

Comunicato

Comune:

Belluno

Data:

10/03/2019 00:00

Oggetto:

Cerimonia del Bosco delle Castagne
Discorso Monica Emmanuelli - Direttrice Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione

Descrizione:

A tutti gli antifascisti, alle donne e agli uomini che oggi hanno deciso di partecipare al ricordo dei dieci partigiani che qui persero la vita 74 anni fa.
L'evento del Bosco delle castagne che commemoriamo trasuda ferocia e odore di supplizio ancora prima dell'epilogo funesto; il 10 marzo 1945, al recapito 67, per i Partigiani non c'è tempo di gioire per un'azione riuscita contro i Tedeschi, perché una rappresaglia incombe sul movimento di liberazione come nuvole cariche di grandine, stroncando l'euforia.
Un tragico corteo con dieci uomini prelevati dalle caserme Tasso e D'Angelo fila verso il bosco, accompagnato dai suoi carnefici; respiri che si interrompono più volte, sovrastati dalla tristezza e dalla paura.
Una delle vittime, immobile a causa delle torture e delle violenze subite nel periodo di detenzione, è sdraiata su una scala sostenuta da quattro compagni di lotta; da mesi, le sue grida scavavano nella memoria cittadina: “cari compagni, mandatemi del veleno che non resisto più” aveva chiesto Mario Pasi “Montagna”, definito dal poeta Tobino “il più bel italiano di mezzo secolo”, una manciata di parole scritte storte a matita e che la partigiana Giovanna Zangrandi ricorda nel suo diario, aggiungendo che fino all'ultimo barlume non le avrebbe mai dimenticate. Fruscii pesanti di corda, cupi volteggi, colli lunghi, teste reclinate, funi tese, alberi scheletrici, poi il silenzio; piedi sospesi, terra, un freddo sfumato da brume, il respiro della morte e un gelo luttuoso ammantano lentamente il movimento partigiano bellunese.
Lì, tra la natura innocente, per scoraggiare ogni tipo di resistenza, in una storia firmata dai nazisti penzolano corpi, ciondolano piedi. Renzo, un ragazzino di Bolzano Bellunese e che all'epoca aveva 12 anni, ricorderà per tutta la sua vita la voce di uno degli impiccati che, poco prima della morte, aveva chiamato la mamma, evocando così il tepore di un ambiente domestico per sempre annullato di una casa e degli affetti che i Partigiani e le Partigiane avevano lasciato per seguire la strada della montagna, per la lotta contro il nazismo e fascismo.
Anche per chi è nato dopo il 1945, dopo la Liberazione, la necessità di una memoria antifascista permane; la necessità di ritrovarsi, di guardarsi negli occhi e di capire che qualcuno prova ancora l'urgenza di ricordare, di accarezzare con il pensiero i volti delle vittime del nazifascismo e del fascismo, tornando sui luoghi in cui sono stati smorzati gli ideali di pace, libertà, uguaglianza, offesi dalla guerra e dalle sue atrocità, che avevano ridotto uomini e donne a numeri assemblati in una fredda contabilità bellica.
Ricordare, evitando inutili e spesso dannose agiografie, significa recuperare storie che hanno coinvolto e diviso intere comunità nella loro non banale quotidianità; storie che ereditiamo con il lascito morale della conquista della pace, della libertà, di una democrazia e di una carta costituzionale.
Qui nel bosco delle castagne non sono morti i signori Bertanza, Boni, Bortot, Candeago, Cibien, Como, Fiabane, Pasi, Santomaso , ma sono scomparsi Porthos, Nino Carnera, Fiore, Mino, Penna, Rampa, Montagna, Franco e, strettamente collegato ma fucilato in caserma, Giuseppe.
Sono morti dei Partigiani, ragazzi, giovani uomini, combattenti per la libertà che, spinti dal desiderio di costruire e di migliorare il futuro, hanno compiuto uno slancio generoso, impegnando tutti sè stessi e le proprie vite fino all'ultimo sacrificio.
La loro memoria, quindi, non va solo conservata, ma va difesa nella sua integrità; ritrovarsi su questi luoghi laicamente sacri significa partecipare alla vita democratica del proprio Paese, prendere coscienza dell'inerpicato percorso che la pace, la libertà e la democrazia hanno affrontato per potersi realizzare; significa mettere in discussione sè stessi, interrogarsi sulla banalità del male e ricordare quanti, in prima persona, hanno agito per un bene non solo comune, ma anche futuro, di ricostruzione del proprio paese e su quanto di quei progetti ed ideali - ahimé - ci siano ancora degli aspetti rimasti in sospeso, in parte inattuati, in parte persi, in parte ancora in pericolo.
La pace, la libertà e l'uguaglianza sono conquiste quotidiane che vanno salvaguardate con un impegno in prima persona; le destre illiberali purtroppo stanno avanzando in molti paesi, fomentando divisioni e alimentando gli egoismi nazionalistici, i razzismi, l'esclusione invece della solidarietà, sfruttando le debolezze conseguenti alla crisi economica e ad una presunta mancanza di prospettive.
Mi preoccupa l'intensificarsi di posizioni antidemocratiche che spesso si richiamano al fascismo, sminuendone le pesanti responsabilità e cercando di legittimarlo.
Nell'attuale contesto storico credo sia poco probabile la ricostituzione di un fascismo e di un nazismo come quelli che leggiamo nei libri di storia o vediamo nei documentari in tv, ma secondo me non è da sottovalutare l'avanzare di una politica che per certe convinzioni gli si avvicina, aggiornando argomentazioni e metodi comunicativi, proponendo come unica soluzione la logica di un uomo solo al comando.
Lo studio e la conoscenza possono però contribuire ad acquisire quegli antidoti utili non solo ad identificare i pericoli che potrebbero intaccare i principi democratici e la convivenza civile, ma anche ad attuarne rimedi, attraverso una forte, sottolineo forte, promozione culturale, tutelando e diffondendo una formazione di cittadinanza attiva e democratica.
La conoscenza e la consapevolezza, unite al piano legislativo e giudiziario, sono senza dubbio strumenti adeguati per combattere i rigurgiti neofascisti, razzisti e antidemocratici.
Ma, come la memoria, tali strumenti vanno coltivati e alimentati quotidianamente, con passione e competenza, per poter essere efficaci. Partiamo già da oggi, raccontando a chi incontreremo e che non era qui con noi stamattina la storia dei dieci partigiani impiccati al Bosco delle Castagne: sarà una prima, piccola azione di condivisione di ideali e di speranze, perché noi che siamo qui abbiamo già iniziato a percorrere questa strada di coscienza civile.
Viva la pace, la democrazia e la libertà.
Viva anche, ricordiamolo, la nostra Resistenza e la resistenza dei Partigiani e delle Partigiane

P.zza Duomo, 1
C.F. e P.Iva 00132550252
info@comune.belluno.it PEC: belluno.bl@cert.ip-veneto.net