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Comune di Belluno

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Comunicato

Comunicato

Comune:

Belluno

Data:

05/10/2016 00:00

Oggetto:

“Non ti farò aspettare - Sulla cima del Kanchenjuga, ma insieme”
Nives Meroi e Romano Benet apriranno con una grande serata di alpinismo il 7 ottobre, a Belluno, per la ventesima edizione della rassegna “Oltre le vette – metafore, uomini, luoghi della montagna”

Descrizione:

Sarà la coppia alpinistica “più alta” del mondo ad aprire venerdì 7 ottobre, alle 21, al Teatro Comunale di Belluno, la ventesima edizione della rassegna Oltre le vette – metafore, uomini, luoghi della montagna, la manifestazione culturale del Comune di Belluno con la gestione organizzativa della Fondazione Teatri delle Dolomiti, che da tanti autunni richiama pubblico dall'intero Triveneto in questa città alle porte delle Dolomiti.
Nives Meroi e Romano Benet, quasi un quarto di secolo di scalate himalayane, tredici dei quattordici Ottomila saliti, tutti in coppia, tutti senza ossigeno artificiale, senza portatori d'alta quota, senza campi premontati, senza alcuna assistenza tecnica e tecnologica. Eccola qui, in pochi dati, la straordinaria vicenda alpinistica di questi due grandi personaggi, lei bergamasca, lui tarvisiano, sposati e residenti da sempre in mezzo alle Alpi Giulie, montagne severe a dispetto dell'altezza non significativa, selvagge, con un clima duro come forse nessun altra zona delle Alpi. “Il nostro” - dicono Nives e Romano - “è un piacere quasi sovversivo, in un'epoca ossessionata dalle prodezze, abbiamo rinunciato alle certezze. In questo tempo vorace abbiamo scelto la sobrietà quale primo valore”.
Nives è già stata ospite di Oltre le vette nel 2006 e, con Romano, nel 2011. Ma questa volta, hanno molte cose in più da raccontare. La loro impresa più bella, quella per cui sono diventati giustamente famosi, non ha dimensione alpinistica, non è una vetta inviolata, una parte vergine, una linea di scalata nuova e difficile. Anche se loro la definiscono “il nostro quindicesimo Ottomila”. Nel 2009, mentre tentano la salita agli 8586 metri del Kangchenjunga, a oltre settemila metri Romano si sente male. Non la solita stanchezza o il malessere dell'alta quota. Qualcosa di più profondo. Nives sta bene, potrebbe incitarlo a salire fino all'ultimo campo, tentare lei da sola la cima il giorno dopo e poi scendere assieme. Ma non è così che vanno le cose, tra di loro. “Non ti farò aspettare” dice Nives, e queste parole diventeranno il titolo di un bellissimo libro su questa vicenda. E scendono, insieme. “E così mi ha probabilmente salvato la vita” racconta Romano, a cui verrà diagnosticata una grave malattia. Seguiranno quasi tre anni di cure, ricoveri ospedalieri, due difficili interventi di trapianto. Ma Romano ce la fa. E torna a camminare. Poi ad andare in montagna. Poi, un passo alla volta, sempre con il dubbio di quali siano davvero le sue forze, in Himalaya. Fino a tentare di nuovo la salita al Kangchenjunga nel 2012, quando raggiungono una cima secondaria, e poi, nel 2014, riuscire finalmente nella scalata a quella che è la terza cima più alta del mondo. Insieme.
E poi, l'anno scorso, il difficile Makalu, 8462 metri, anche questo, inutile dirlo, in coppia.
Nives Meroi, a un certo punto della sua carriera alpinistica, era in corsa per diventare la prima donna ad aver salito tutti gli Ottomila, ma ben presto questa si è rivelata una competizione non sui valori, ma sulle capacità mediatiche, sul peso degli sponsor internazionali, sulla pressione dei media. Un sistema dove l'impresa vale se viene immediatamente immessa nella rete, twittata, postata su Facebook. Tanto che un fortissimo alpinista molto attivo nella rete si è visto contestare l'autenticità di una salita proprio perché, contrariamente al solito, non era riuscito a caricarla subito in Internet. Tutto un mondo estraneo all'alpinismo autentico e “naturale” che Nives e Romano praticano da sempre. Fin da quando realizzarono al prima invernale della Cengia degli Dei, La via eterna, un fantastico, lunghissimo e difficile percorso sul Jof Fuart, nelle Alpi Giulie.

La serata sarà condotta da Flavio Faoro ed è realizzata grazie al sostegno economico di Montura – The ergonomic erquipage.
L'ingresso è libero.

P.zza Duomo, 1
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